L’idea della cucina casereccia dentro l’albergo di lusso

Su Via del Corso il boutique hotel Caravita va controcorrente. Niente cuochi blasonati né fine dining, ma pasta fatta in casa, focacce e cucina genuina, dai ricordi e ricettari pugliesi di nonna Rosaria. E a prezzi più che abbordabili

In un centro storico di Roma che da qualche anno — col boom post pandemico seguito da quello giubilare — è sempre più trafficato, sono molte le imprese di hôtellerie che continuano a scommettere. Senza prescindere da proposte gastronomiche di livello, che come abbiamo diffusamente ribadito sono un asset imprescindibile. Ci spostiamo a Via del Caravita, una traversa del rettilineo di Via del Corso, per raccontare la curiosa scelta di un boutique hotel a conduzione familiare. L’accoglienza del cinque stelle non si completa infatti con la firma di un super chef, ma con le pietanze caserecce e senza fronzoli di nonna Rosaria, cintura nera di cucina pugliese.

Il boutique hotel Caravita, tra i monumenti di Via del Corso

A due passi da Piazza Venezia e dall’Oratorio di San Francesco Saverio del Caravita si trova dal 29 settembre 2023 il Caravita, una struttura alberghiera indipendente, di proprietà e gestione familiare. Quella dei Panci, già esperti nel settore con la gestione di alcune residenze per vacanze in Sardegna. Hanno investito anche qui, sull’arteria che collega alcuni dei principali monumenti della Capitale, rilevando all’inizio il primo piano e poi il resto di un palazzetto ricostruito nel Novecento

Suite arredate con gusto per il design decorativo ma sobrio, e in cima a tutto una terrazza a dir poco panoramica, con una vista che spazia dalla Cupola di San Pietro al Quirinale, dalla Torre delle Milizie al meraviglioso Collegio Romano di Sant’Ignazio di Loyola. È lì che si concentrano le offerte gastronomiche, per chi soggiorna come per un pubblico esterno.

L’idea della cucina casereccia dentro l’albergo di lusso

Terrazza Caravita — questo il nome del ristorante provvisto di cocktail bar — si compone fin dall’inizio di due spazi: una sala interna dalla quale si vede il laterale del Collegio Romano, e appunto il dehors sovrastante. “Non ci è interessato affidarci al nome di un grande chef”, precisano dal management, “ma abbiamo puntato sull’accoglienza e la familiarità che spesso ricercano i turisti, e anche i romani”. 

In cucina prima si parte da materia prima italiana e ben selezionata, ma il valore aggiunto lo dà la mano di nonna Rosaria. È lei ad aver rispolverato i ricettari, e a consegnare, oltre che ai classici romani che da queste parti sono sempre attesi, pranzi, cene e aperitivi in stile “di giù”.

Cosa si mangia e quanto si spende con le proposte pugliesi di Terrazza Caravita

Pane, focaccia e grissini stirati a mano aprono a Terrazza Caravita pasti a base di cecatelli e gateau fatti a mano. Non il fine dining o il gourmet all’estremo che si abbina agli alberghi cinque stelle, ma una proposta accessibile e concretamente inclusiva, non solo nel gusto ma anche nei prezzi. Pranzo o cena qui si articolano in menu in formula degustazione in varie opzioni, che partono da due portate a 33€. Per l’aperitivo c’è la formula con calice, drink e assaggi gastronomici a 22€, mentre la cucina del Sud spunta spesso e volentieri, tra polpette al sugo, pastiera, parmigiana di melanzane, crostate, torte capresi e la particolare zuppa di San Severo: un brodo di cappone profumato di chiodi di garofano e cannella col quale si servono minuscole polpettine di carne. 

Stiamo sviluppando ancora di più il filone pugliese, che è quello delle nostre origini”, spiegano dal Caravita, dove proprio in questi giorni si mette mano a nuovi menu. Intanto, la terrazza è liberamente visitabile per chi ricerca un’esperienza poco complicata in un’area in cui si corre il rischio di spendere fortune senza un servizio necessariamente all’altezza.


https://www.cibotoday.it/citta/roma/terrazza-caravita-cucina-pugliese-hotel.html

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