Sulla Terrazza Caravita nuovi sapori da gustare con ricette di famiglia

NEL PALAZZO

La famiglia Panci crede nel valore dell’ospitalità, anzi ne ha fatto una vera e propria religione come solo nella declinazione delle passioni al femminile può succedere. La linea è infatti tutta centrata sulle donne in questo albergo frutto di tanta tenacia e di quel giusto pizzico di sogno. La linea è chiara: al centro della scena ci sono Rosaria, una cuoca-manager tutta ferro e seta, in complicità con la figlia Pierangela, grande spirito pratico nel sorriso (proprietaria dell’albergo), e con la nipote Eleonora tutta protesta, e già brava di suo, a trovare una sintesi tra lo stile della nonna e quello della madre.

Il loro mondo è un appartato edificio dell’800 nel cuore del quartiere barocco teatro del fervore religioso del gesuita Pietro Carafa che fondò qui un oratorio nel 1631. A due passi, la Fontana di Trevi, il Pantheon e la mole imponente del Collegio Romano. Senza dimenticare che un Mozart giovanissimo si esibì a Caravita, e che nella vicina piazza Sciarra, sul finire del ’700, apriva i suoi battenti il Caffè del Veneziano, rivale del Caffè Greco e luogo privilegiato del Grand Tour. L’albergo, confortevole e molto attento ai suoi clienti, viaggia molto bene, ma non va sottovalutato, per grinta e per qualità dell’offerta, il ristorante. La Terrazza offre scorci inediti sulla città: quello che la differenzia, però, non è tanto un panorama storico, bensì l’impegno di portare in tavola qualità, a partire dalle materie prime.

A tavola trionfa la Puglia, dal pane fatto in casa agli ottimi “cicatelli” tirati a mano da Rosaria, fino alle polpette di vitello

L’idea di fondo è di far sentire il cliente a casa, e qui l’arma segreta è Rosaria che porta ai suoi ospiti un soffio di sapere e di sapori della sua amata Puglia. Il pane e i grissini, tutti fatti in casa, sono buoni e fragranti e accompagnano alla perfezione un extravergine bio di Manduria di esuberante personalità. La versione della casa del “gatto” di patate è piacevole e merita non poco per struttura e per elegante equilibrio dei salumi e dei formaggi contenuti sotto la leggera crosticina dorata. La Puglia, anzi il Gargano, escono impetuosi con ottimi “cicatelli” (una pasta acqua e farina a forma di orecchio mezzo chiuso, da cui il nome) tirati a mano da Rosaria per accompagnare le cime di rapa. Il motto della casa è che in un piatto si devono riconoscere i sapori, ed ecco allora delle polpette di vitello, carezzevoli al palato e accompagnate da un sugo di pomodoro gentile e non prevaricante. C’è attenzione anche per i dolci, l’offerta di vini è piccola ma godibile, mentre tutto intorno si muove un servizio attento e premuroso.

G.A.D.